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Si eseguono trattamenti fitosanitari con consulenze agronome.


ZANZARA  TIGRE – Aedes albopictus

Originaria dell’Asia sud-orientale è giunta prima negli Stati Uniti e nel Sud America poi probabilmente attraverso l’importazione di copertoni usati anche in Europa.
Deve il suo nome all’aspetto esteriore che la rende ben riconoscibile grazie al corpo nero a bande trasversali bianche sia sulle zampe che sull’addome; grazie alla sua versatilità, la zanzara tigre è riuscita a superare barriere ambientali notevoli divenendo in pochi anni un serio motivo di preoccupazione ambientale e sanitaria.

La diffusione della  zanzara tigre è tipicamente urbana e difficilmente si ritrova nelle aree rurali, le uova sono deposte in piccole pozze d’acqua (tombini, acqua stagnante) e in prossimità dell’inverno (uova di resistenza) in luoghi asciutti e poco luminosi ove, con l’aumento della temperatura  verso la primavera questi luoghi si riempiono di acqua anche grazie semplicemente alla condensa.
In Italia è presente come insetto adulto da marzo a novembre, ma la deposizione delle uova invernali si conclude entro la fine di ottobre; nei mesi più caldi, quando le temperature medie sono intorno ai 25°C, la zanzara può completare un ciclo di sviluppo in meno di 10 gg, la sua diffusione ha un andamento a “focolaio” cioè in modo discontinuo e disomogeneo.
Trattasi di un insetto molto aggressivo che a differenza delle altre zanzare punge nelle ore diurne soprattutto di mattina e all’aria aperta, riposa di notte sulla vegetazione, il sibilo durante il volo è praticamente inavvertibile a differenza della zanzara comune; l’apparato pungitore è estremamente robusto e ha la possibilità di pungere anche attraverso i vestiti.
A pungere è solo la zanzara femmina che per maturare le uova contenute nel suo addome necessita di proteine presenti nel sangue umano e in quello di alcuni animali,  prendono di mira caviglie e gambe provocando fastidiosi gonfiori pruriginosi la cui causa è la saliva dell’insetto altamente irritante.

LA LOTTA :

P er sconfiggere la zanzara tigre ed anche quella comune, esistono due rimedi:
PRE EMERGENZA, E POST EMERGENZA.
Pre emergenza s’intende di non favorire un’ ambiente  favorevole alla sua moltiplicazione esempi
-    Evitare l’abbandono di materiali in cumuli all’aperto che possono raccogliere l’acqua piovana;
-    Eliminare l’acqua dai sottovasi, dagli innaffiatoi, dai bidoni, da qualsiasi recipiente:
-    Eventualmente, se necessario l’uso di recipienti per la raccolta dell’acqua, cercare di tenerli coperti e provvisti di zanzariera, ben fissata e tesa
-    Pulire e trattare bene i vasi prima di ritirarli all’interno durante i periodi freddi. L’abitudine di portare le piante al riparo dai freddi invernali, infatti, è probabilmente una delle cause che generano, all’arrivo della primavera quando le temperature salgono e le piante vengono nuovamente esposte e innaffiate, la schiusa delle uova invernali facilitano notevolmente la diffusione della zanzara stessa nell’ambiente
-    Introdurre pesci rossi, grandi predatori delle larve di zanzara, nelle vasche e nelle fontane dei giardini
-    Introdurre piante repellenti alle zanzare, attualmente anche se un marchio registrato in italia da un vivaio della provincia di BRESCIA, non sono ancora molto diffuse. Più piante ci sono e maggiore sarà l’efficacia. Possono essere messe sia  singolarmente che a siepe.

-    Da poco tempo è uscito in commercio in Italia un macchinario con brevetto americano, infatti lo usavano i marines in guerra che produce anidrite carbonica come il fiato umano ingannando gli insetti attirandoli e catturandoli. Ogni macchina copre circa 1500/1800 mq di superficie priva da barriere o ostacoli. (Mosquito)
In casi particolari si può mettere nell’acqua stagnante una dose di 8 g/l di rame metallico( filo elettrico privato della guaina di plastica) determina una mortalità larvale del 93 % dopo 2 mesi, 96 % dopo circa 3.5 mesi e 100 % dopo 5 mesi. Il rame inoltre sembra avere un effetto negativo sullo sviluppo delle larve sopravvissute. Infatti si è osservato il raddoppiamento dei tempi di sviluppo larvale e una riduzione della biomassa degli adulti. Il rame quindi oltre a determinare una forte mortalità determina la riduzione del numero di generazioni durante la stagione e il calo delle capacità di spostamento e della fertilità delle femmine.
Studi sull’efficacia in campo del rame condotti nel 1998 e 1999 su oltre 3500 sottovasi hanno evidenziato che il rame (in media 20 grammi/sottovaso) determina una riduzione della densità delle larve mature rispetto al testimone del 94-98%. Oltre ad una riduzione della densità media larvale si è osservato un calo evidente del numero dei sottovasi colonizzati rispetto al testimone (97,6 % nel 1998 e 85,6% nel 1999). Prove condotte nel 2000 hanno evidenziato che il rame sembra incidere in modo significativo sulla deposizione. In ovitrappole da 500ml sono stati introdotti 20 g di rame e si è osservata una riduzione delle uova deposte rispetto al testimone del 49,5 %.
POST EMERGENZA.
 Trattare ogni 15 giorni i tombini o sottovasi con larvicidi.
Trattare l’ambiente con disinfestazioni mirate : questi interventi possono essere realizzati con insetticidi di sintesi, i piretroidi, che però hanno caratteristiche molto diverse dal tradizionale Ddt e che non vengono in ogni caso spruzzati in modo indistinto nell’ambiente, ma mirati a zone precise. Sono prodotti in solventi acquosi, uccidono  le zanzare all’istante no le larve. Evidentemente, però, un intervento di questo tipo richiede una preparazione accurata, sia per l’individuazione del sito dove le zanzare si riposano e quindi possono essere colpite, sia per allertare la popolazione che si trova in quella zona, affidarsi sempre a ditte specializzate per info contattare: www.poldoservice.it, evitare il fai da te ’appropriati mezzi specifici aumentando l’efficienza dei prodotti stessi.
La  maggior parte dei prodotti possono suddividersi: ABBATTENTI, RESIDUALI, ABBATTENTI/ RESIDUALI
ABBATTENTI: durante l’erogazione del prodotto si uccidono tutti insetti presenti in quel momento nell’ambiente.
RESIDUALI:  l’operatore bagna con il prodotto la maggior parte di superfici possibili, dalle pareti ai tetti, dagli alberi al giardino. le molecole di conseguenza rimangano attaccate alle superfici. La zanzara appoggiandosi nella parete fa  esplodere la molecola  andando la stessa  a contagiare il sistema nervoso dell’animale provocando il decesso in qualche ora. Ecco perché è molto importante affidarsi a ditte specializzate, perché i prodotti vengono nebulizzati o atomizzati dai macchinari a differenza delle attrezzature hobbistiche.
La sopravvivenza delle molecole dipende molto dalle condizioni ambientali. In condizioni ottimali posso resistere anche per 6 settimane, ma in caso di pioggia vengono ovviamente lavate, in caso di temperature sopra ai 30 gradi o eccessiva umidità, possono esplodere da sole e quindi la durata potrà essere anche di qualche giorno.
ABBATTENTI / RESIDUALI : è l’insieme quanto sopra descritto.



 
 
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