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POTATURA E MANUTENZIONE DEGLI ALBERI NEL PAESAGGIO RURALE E URBANO

Nell’ambiente in cui viviamo siamo circondati da piante sviluppatesi in maniera naturale o risultanti da interventi antropici. Esse sono presenti sia in ambito rurale che urbano e svolgono un ruolo molto importante sotto una miriade di punti di vista. Troppo spesso sono oggetto di potature inconsulte che ne minano la vitalità, la stabilità e l’aspetto estetico, facendogli perdere inevitabilmente il valore.

Gli interventi cesori, se il verde è stato ben progettato, dovranno essere limitati nelle fasi di allevamento allo scopo di aiutare l’albero ad assumere una forma equilibrata, assecondandone il naturale portamento tipico della specie. Non bisogna dimenticare, infatti, che ogni taglio è un trauma per la pianta nonché, creando una soluzione di continuità, una facile via di entrata per i patogeni. Potature troppo severe, come sbrancature e capitozzature squilibrano le piante, inducendo un inopportuno scoppio di vegetazione con affastellamento della stessa; si svilupperanno molti rami in competizione tra loro per la luce, male inseriti nel tronco o nelle branche principali, più facilmente soggetti a rotture o cedimenti, provocando fenomeni cariogeni ad opera delle strutture principali della pianta. Nel caso di alberi vecchi o deboli, invece, l’effetto di simili interventi non faranno altro che accelerare il naturale processo di senescenza per via dell’asportazione, insieme al legno di potatura, anche delle riserve costituite. Non si dovrebbe mai asportare più del 20-25 % dei rami vivi ai fini di una corretta potatura, mirando gli interventi al mantenimento della forma e struttura dell’albero, eseguendo dei leggeri diradamenti su rami di piccolo calibro con la tecnica del taglio di ritorno e l’eliminazione di eventuali rami spezzati, malati o secchi. E’ dunque sbagliato procedere con drastici interventi cesori al fine di contenere nello spazio una pianta che naturalmente occuperebbe un determinato volume, in quanto dovremmo costantemente intervenire per eliminare ciò che la pianta produce in seguito ai forti tagli. Sarebbe opportuno, nel caso di spazi ridotti, utilizzare essenze di minori dimensioni nel caso di nuove piantagioni e diradare le piante nel caso queste allignino in condizioni di estrema fittezza, dando modo alle restanti di svilupparsi appieno e in maniera armonica. Fondamentale risulta essere la scelta degli strumenti di taglio, commisurati al tipo di intervento da eseguirsi, si ricorda che i tagli vanno sempre effettuati con attrezzi idonei, ben affilati che garantiscano un intervento netto, senza sfibrature. La correta modalità del taglio è fondamentale per garantire la formazione di un perfetto callo di cicatrizzazione in grado di rimarginare in fretta l’amputazione subita. Non si debbono lasciare monconi sul fusto, ma neanche tagliare troppo rasente all’inserzione sul tronco, bisogna rispettare il collare presente alla base dei rami per assicurare una buona e rapida cicatrizzazione della ferita. Tagli di una certa importanza (> 2 cm di diametro) vanno disinfettati con prodotti rameici concentrati da spennellare direttamente sulla ferita per proteggere la pianta da invasioni da parte dei vari miceti in modo particolare di quelli lignivori in grado di provocare silenti, ma gravi carie del fusto e delle branche principali che espongono gli alberi ad improvvisi stroncamente e portandoli nel lungo periodo alla morte. Si fa presente che la potatura delle
essenze ad alto fusto, per quanto attiene alle specie protette (elencate all’art. 20), sono regolamentate all’interno della Legge Regionale MARCHE n° 6 del 23-02-2005 per le formazioni vegetali in ambito rurale, mentre nell’ambito dei centri urbani vige ancora la vecchia L.R. n° 7 del 13-03-1985 modificata dalla n° 8 del 10-01-1987.

FONTE
Notiziario AgroMeteorologico per la Provincia di Ancona n° 08 del 02-03-10



LA POTATURA DI PRODUZIONE DEI FRUTTIFERI

La potatura di produzione dei fruttiferi ha lo scopo di riequilibrare la parte vegetativa e quella produttiva della pianta al fine di rendere costante nel tempo la quantità e la qualità della produzione e di risanare la pianta da attacchi di parassiti. Le tecniche di potatura e quindi i rami da asportare dovranno basarsi sulla conoscenza delle strutture di fruttificazione tipiche di ciascuna specie (lamburde, dardi, brindilli ecc), della vigoria e delle caratteristiche intrinseche della cultivar. In generale la potatura di produzione va eseguita durante il riposo vegetativo (potatura secca) fino all’inizio del germogliamento sia nel caso delle pomacee (melo e pero) sia nelle drupacee (pesco, susino, albicocco, ciliegio ecc). Oltre alla potatura invernale, sempre più diffusione sta avendo la potatura verde che viene eseguita durante il periodo estivo (generalmente luglio) al fine di completare la potatura secca, di aumentare l’arieggiamento della chioma, di favorire la penetrazione della luce e migliorare l’efficacia dei trattamenti fitosanitari. Si ricorda che, per le drupacee, la potatura verde è necessaria per aumentare il sovracolore della buccia. POMACEE: producono principalmente sulle lamburde posizionate sui rami di due anni e sui brindilli. Nelle cultivar con limitato sviluppo vegetativo e abbondante produzione, si consiglia di effettuare una potatura corta mentre su quelle molto vigorose sarà necessario asportare solo i rametti in eccesso. Melo: gli interventi cesori avranno lo scopo di regolare la fioritura e, insieme al diradamento, ridurre l’alternanza di produzione e garantire una pezzatura uniforme. I rami a legno non vanno raccorciati ma solo diradati ove risultino fitti o eccessivamente vigorosi o mal disposti e i brindilli eliminati solo se troppo numerosi. Pero: i migliori risultati produttivi si ottengono su rami a frutto di 2-3 anni, pertanto eseguendo tagli più severi rispetto a quelli praticati sul melo, si avrà il rinnovo costante dei rami produttivi.
DRUPACEE: Pesco: si consiglia di favorire la produzione sui rami misti, (rami con gemme a legno e a frutto) spuntandoli ai 2/3 della lunghezza se necessario. L’intensità della potatura deve essere graduata in fase alla vigoria della pianta e alle caratteristiche intrinseche della varietà (vigoria tipologia di fruttificazione, numero di gemme a fiore, percentuale di allegazione, età della pianta).
Albicocco: fruttifica generalmente sui rami misti e sui dardi fioriferi (strutture di fruttificazione formate da un cortissimo asse provvisto da numerose gemme a fiore laterali e da una gemma apicale a legno) di uno o due anni aseconda della cultivar. La potatura consiste nell’eliminazione dei polloni e nell’eliminazione dei dardi deperiti o esauriti. Si raccomanda di ricorrere a energiche potature solo in casi estremi per evitare insorgenza di gommosi fisiologica. In tutte le cultivar si rende necessario il diradamento.
Ciliegio: nella norma è consigliabile ricorrere al solo intervento di potatura verde per favorire la differenziazione delle gemme a fiore, permettere la veloce cicatrizzazione delle ferite e la riduzione della gommosi fisiologica.
Susino: la potatura deve essere graduata in base alla fertilità della cultivar, adottando una potatura più energica per le cultivar più produttive (europee, ed alcune cino-giapponesi) e una potatura meno energica per le ultivar meno produttive (la maggior parte delle cino-giapponesi). In ogni caso, con la potatura secca si tenderà al diradamento dei rami di un anno (succhioni), asportazione dei rami con problemi fitosanitari e al diradamento dei rami misti in eccesso. Al termine della potatura si consiglia la disinfezione dei grossitagli con pasta rameica o appositi mastici.



 
 
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